La lettera appello al sindaco di Alex Zanotelli (leggibile qui sotto) sul tema degli ambulanti di piazza Garibaldi, a Napoli, ma più in generale sugli approcci che l’amministrazione dovrebbe avere sulle contraddizioni sociali, le piccole illegalità e il contrasto alla povertà, va raccolta e rilanciata. Non solo per l’intensità e l’urgenza etica delle questioni a cui fa riferimento, ma anche perché mette al centro la richiesta di un cambiamento radicale negli approcci politici e amministrativi al tema della sicurezza urbana.
Quella lettera, in sostanza, chiede a De Magistris e alla sua amministrazione di calibrare gli interventi su un giusto equilibrio tra contrasto / repressione delle forme di illegalità e offerta di spazi concreti di alternativa e rispetto dei diritti delle persone che sono coinvolte nelle situazioni di marginalità, di devianza o rischio di cadere in tale situazione.
D’altra parte, come dimostrato sia dalle ricerche di settore, sia dai pessimi risultati ottenuti dalle decine di ordinanze sulla sicurezza emanate in tutt’Italia sulla base del “pacchetto sicurezza” del ministro Maroni, gli interventi amministrativi centrati solo su logiche securitarie e impianti punitivi non risolvono le questioni ma quando va bene le nascondono, quando va male le inaspriscono.
Così, ad esempio è stato il caso delle diverse retate sulla prostituzione che ciclicamente vengono fatte a Napoli dalla polizia municipale. Dal mio punto di vista, quello di chi da più di dieci anni coordina un progetto pubblico che contrasta il traffico di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale, quasi sempre i risultati di tali azioni non sono stati certo quelli di colpire chi organizza e sfrutta queste attività criminali, ma quello di fermare e a volte espellere le giovani donne che sono in strada o perché vittime delle stesse organizzazioni o per rispondere a situazioni di povertà.
Se si cercano approcci differenti, cioè piste parallele di lavoro che accompagnano il contrasto al traffico e allo sfruttamento con la tutela dei diritti delle persone, a partire dalla protezione di chi denuncia gli sfruttatori e la ricerca di alternative di reddito per chi vive la strada come unica possibilità (interventi in cui spesso operatori di pubblica sicurezza e operatori sociali condividono luoghi e creano collaborazioni) i risultati sono completamente differenti: in primis si evitano confusioni tra carnefici e vittime e poi le persone aiutate ad uscire dalle condizioni di sfruttamento spesso trovano il coraggio di denunciare, e così si colpiscono le reti criminali. Inoltre, tali interventi consentono anche importanti risultati economici. Secondo alcuni dati forniti in un recente convegno dalla Direzione Nazionale Antimafia, ogni donna strappata al traffico vuol dire una perdita per l’organizzazione criminale di circa 40.000 euro all’anno.
Anche sulla questione degli ambulanti può essere fatto un ragionamento analogo. Trovare forme di emersione e regolarizzazione diffuse (capaci di essere effettivamente appetibili per chi oggi esercita l’attività in posizione di irregolarità rispetto alla normativa) non solo consente al comune di aumentare i propri introiti economici grazie all’emersione di tali commerci, ma finisce per togliere terreno fertile alle reti e organizzazioni criminali. Se si evita di colpire nel mucchio non si spinge la parte più disperata e povera a fare alleanze con chi invece è strutturalmente connesso a forme di economia illegale. Se supportati da un’istituzione capace di comunicare vicinanza, di chiedere responsabilità e investimento perché in grado di offrire opportunità di emancipazione, anche i più fragili e in difficoltà sono in grado di riconoscere lo sforzo, assumersi responsabilità, isolare chi in modo strumentale tende a mantenere tutto in un alveo di sommerso e illegalità.
Tutto questo poi, in una città come Napoli dove tra legalità e criminalità organizzata vi è una sorta di molteplice scala sociale a scendere, dagli articolati gradini, in cui più si scende e più diminuiscono i diritti, mentre salgono i livelli di sfruttamento, le condizioni di disagio, le collusioni più o meno volontarie con ambienti legati alla devianza o alla criminalità organizzata. E, ancora, spesso i gradini sono difformi, dalle cornici incerte, sovrapposti, in cui basta nulla per scivolare un po’ più in giù o riuscire ad emergere. Dove è difficile ragionare, o peggio ancora tentare azioni di governo reale, andando per suddivisioni schematiche tra buono e cattivo.
Ed è qui la scommessa a cui chiama, con i suoi toni accorati e sinceri Zanotelli. Chiede, infatti, a questa amministrazione, e in primis al suo sindaco, di avere il coraggio di fare i conti fino in fondo con tale complessità, mettendo al centro le persone che in questa storia sono coinvolte. Con il coraggio sia di equilibrare le proprie politiche stando anche sui terreni difficili e meno scontati dei diritti e dei conflitti sociali, sia sapendo investire risorse adeguate e credibili su tali attività.
Sapendo ancora che il nuovo e la partecipazione passano anche dalla capacità di promuovere azioni integrate di mediazione sociale e dei conflitti in grado di attivare spazi di democrazia di prossimità dove “normali” e “differenti” vedano reciprocamente riconosciuti i loro diritti e doveri di cittadinanza.
Se invece si preferirà perseguire la sola e più facile strada degli approcci securitari, molto probabilmente si aumenterà ancora la distanza tra quella parte di città che sta partecipando, se pur in forme diverse e con intensità differenti all’esperienza amministrativa, con quella che fin’ora è stata distante, non perchè spocchiosamente in attesa dei primi errori, ma perché troppo scoraggiata, sola, marginale e un po’ deviante per pensare ad un nuovo e più costruttivo rapporto con il pubblico e con le sue istituzioni.
* Cooperativa Dedalus, Napoli
Ecco l’appello di Alex Zanotelli al sindaco De Magistris
In un momento così grave di crisi economica, di mancanza di lavoro e di strapotere della camorra, non ci voleva proprio a Napoli questa storia degli ambulanti, “spazzati” via da piazza Garibaldi, da corso Umberto, da via Toledo e dal Vomero. E questo su ordinanza del 4 agosto scorso del sindaco Luigi de Magistris.
Quante manifestazioni, sit-in, colloqui in questi mesi, con gli assessori del Comune, addetti a questi settori (Esposito e Narducci). Per cinque mesi siamo stati presi in giro da tutti, a Palazzo San Giacomo. È un affronto fatto a centinaia di famiglie che campano con questo lavoro, per altro tipico di questa nostra Napoli. Questi ambulanti dove andranno ora? In mano alla camorra?
Ora mi si dice che c’ è “un’ ennesima” ordinanza del sindaco che detta la sistemazione dei sei ambulanti storici di piazza Garibaldi in via Oberdan. Tutti gli altri dovranno concorrere per un posto in via Bologna, dove da circa dieci anni ci sono gli ambulanti immigrati (in prevalenza senegalesi), che a loro volta dovranno partecipare al bando. Sarà una guerra fra i poveri! E le conseguenze saranno pesanti anche a livello di relazioni interrazziali.
È così che vogliamo costruire la sicurezza a Napoli? Il sindaco de Magistris ha pesanti responsabilità in tutto questo! Mi voglio appellare al sindaco, perché accolga il grido di questi ambulanti, le più povere categorie di questa città. Non si può fare politica se non partendo dai poveri e dagli emarginati. Sono questi i veri “beni comuni” di questa nostra città! Signor sindaco, ascolti questo grido: è il grido dei poveri, è il grido di Dio che soffre con chi soffre.
