Sabto 25, mentre camminavo tra Bussoleno e Susa, alla manifestazione No Tav, ero contento di essere lì. Più camminavo e più mi stupivo e mi emozionavo per l’intelligenza del movimento che sa calibrare le iniziative e spiazzare gli avversari…; la saggezza del movimento, che ha saputo diffondere nella valle un sapere tecnico, puntuale e collettivo, per cui tutti e tutte, bambini e anziani, studenti e montanari, barbieri e ingegneri, sanno smontare con competenza e dati alla mano la demagogia e le falistà di chi sostiene la necessità della Tva (per questo nessuno dei sostenitori dell’opera ha il coraggio di aprire un confronto serio e aperto, come invece chiede da tempo il movimento No Tav); la caparbietà del movimento nel saper coniugare allegria e accoglienza, con la capacità di ribellarsi, di disobbedire, di arrabbiarsi e resistere; la lungimiranza del movimento, che è riuscito a trasformare la lotta contro una grande opera in un progetto di comunità radicalmente alternativo al liberismo perché capace di porre come priorità la tutela dei beni comuni e la promozione ambientale; l’accoglienza e il rispetto delle persone; la cultura e la socialità come fonte di benessere e incontro; la riduzione dei consumi e il commercio equo e solidale; la valorizzazione dei saperi della valle; il radicamento ai valori della resistenza….. Continua a leggere
Gli ambulanti di Napoli e la sicurezza
La lettera appello al sindaco di Alex Zanotelli (leggibile qui sotto) sul tema degli ambulanti di piazza Garibaldi, a Napoli, ma più in generale sugli approcci che l’amministrazione dovrebbe avere sulle contraddizioni sociali, le piccole illegalità e il contrasto alla povertà, va raccolta e rilanciata. Non solo per l’intensità e l’urgenza etica delle questioni a cui fa riferimento, ma anche perché mette al centro la richiesta di un cambiamento radicale negli approcci politici e amministrativi al tema della sicurezza urbana.
Quella lettera, in sostanza, chiede a De Magistris e alla sua amministrazione di calibrare gli interventi su un giusto equilibrio tra contrasto / repressione delle forme di illegalità e offerta di spazi concreti di alternativa e rispetto dei diritti delle persone che sono coinvolte nelle situazioni di marginalità, di devianza o rischio di cadere in tale situazione.
D’altra parte, come dimostrato sia dalle ricerche di settore, sia dai pessimi risultati ottenuti dalle decine di ordinanze sulla sicurezza emanate in tutt’Italia sulla base del “pacchetto sicurezza” del ministro Maroni, gli interventi amministrativi centrati solo su logiche securitarie e impianti punitivi non risolvono le questioni ma quando va bene le nascondono, quando va male le inaspriscono.
Il welfare non è un lusso
Il documento con cui la rete “Il welfare non è un lusso” indice un seminario di approfondimento che si terrà a Napoli il 3 febbraio 2012. Buona lettura. (Andrea Morniroli)
La crisi che il mondo sta vivendo non è solo economica, è la crisi di un modello sociale. Il liberismo e il capitalismo hanno rivelato la loro fragilità e incapacità; la progressiva finanziarizzazione dell’economia ha prodotto e continua a produrre disoccupazione, impoverimento e disuguaglianza. Questa crisi globale ha mille facce: aumento delle povertà estreme e delle gravi marginalità sociali; aumento dell’insicurezza e delle paure, con la conseguente richiesta di sicurezza che produce odio ed esclusione; la politica è sempre più il potere delle caste piuttosto che il perseguimento del “bene comune”; il welfare ritorna ad essere mero intervento assistenzialista, dimenticando i diritti individuali e collettivi; il lavoro sociale ancor più delegittimato e precarizzato in nome dell’assistenza caritatevole del volontariato. Continua a leggere
Gli antirazzisti hanno fallito?
Uno scambio di mail con Moreno Biagioni, amico fiorentino impegnato da decenni sul tema dei migranti,d ei profughi, dei rom.
Di fronte ad avvenimenti tragici come quelli recenti, accaduti a Firenze e Torino, nei confronti dei migranti e del popolo rom, mi sembra che il lavoro fatto da tutte e tutti noi in oltre vent’anni di impegno sui temi dell’immigrazione e dell’antirazzismo non sia stato granché produttivo e mi prende una grande tristezza. Mi riferisco in special modo a chi, come me, ha cercato di stare sul territorio di confine fra movimenti, associazionismo, istituzioni.
Cosa avrebbe potuto accadere di peggio, mi chiedo, se fossimo rimasti a guardare? In cosa abbiamo sbagliato? Da cosa dovremmo ripartire?
Penso anche, d’altronde, che ci saremmo sentiti una sottospecie umana se non avessimo tentato in qualche modo di reagire. E, contraddicendo quanto ho appena scritto, ritengo che si debba continuare nel nostro impegno, cercando in ogni modo di migliorarlo.
E’ questo l’augurio che mi sento di farvi – di farci – per il prossimo anno!
Moreno Biagioni
Caro Moreno, capisco l’amarezza e gli interrogativi che proponi e condivido la necessità di un momento di riflessione sulle nostre storie, sui linguaggi, sulle modalità. A differenza tua e di altri amici che stimo, in questi anni ho preferito stare più sul terreno dei servizi, delle pratiche, della strada… ho incontrato migliaia di persone.
Auguri un po’ amari
Auguri un po’ amari, a partire da una piccola e terribile storia.
Lunedì scorso arriva in cooperativa Dedalus, qii a Napoli, la chiamata di una transessuale tunisina che chiede aiuto: forte depressione, qualche problema di abuso di alcol, sfrattata dalla proprietaria del basso in cui viveva (600 euro al mese per una stanza fronte strada con cesso ricavato nel box doccia). Ci mobilitiamo per trovarle una sistemazione, un posto dove dormire, anche perché le nostre tre strutture di accoglienza sono piene. Ma: le comunità per donne non la vogliono; quelle per maschi nemmeno; il dormitorio è a sua volta pieno.
Alla fine, troviamo la disponibilità di un convitto gestito da suore che ci dà una settimana per trovare un’altra collocazione. Ieri siamo riusciti ad indiduare una comunità per persone transessuali in difficoltà in un’altra città e quindi stamattina la nostra operatrice è andata a prenderla per accompagnarla alla stazione. L’operatrice mi ha chiamato dieci minuti fa, incazzata come una belva. Ha trovato Ida (nome di fantasia) con i capelli tagliati, vestita da uomo, in una stanza con crocifisso alle pareti e rosario sul comodino. La prima cosa che Ida le ha detto: “Sono così perché altrimenti non mi facevano stare. Portami via” .
Con l’augurio che tutti e tutte insieme faremo ogni cosa per evitare che le persone vengano ancora umiliate, negate nella loro dignità e rese invisibili da moralismi e cattiveria.
Un forte abbraccio e buon anno nuovo
Vorrei aprire il confronto sui temi del welfare, dei diritti, dei servizi iniziando a dire che non è facile parlare di questi temi senza cadere in rischi di tecnicismi, linguaggi criptici per addetti ai lavori, o peggio senza correre il rischio di provocare noia e disattenzione. Non è un racconto facile, così come faticosi sono i temi che con vi si si intrecciano. I matti, i differenti, la disabilità e la non auto-sufficienza, le prostitute e i tossici, sono persone di cui, quando non destano paura e conflitto, si preferisce non parlare, a cui sembra utile non pensare. Sono luoghi e persone che inducono a girare lo sguardo.
Eppure è qui che in Italia si è costruito un sistema tra i più avanzati al mondo. Penso alla legge Basaglia e a quando Marcocavallo ha sfondato il muro del manicomio di Trieste; a tutte le norme che tutelano i bambini e gli adolescenti; penso, ancora, all’attuale normativa di contrasto al traffico di esseri umani o alla legge Merlin, già capace allora di riconoscere le donne prostitute prima di tutto e indipendentemente dalle loro possibilità o scelte, come donne da tutelare nei loro diritti e nei loro bisogni. O anche alla legge sulla cooperazione sociale, che nonostante i comportamenti inaccettabili di tante cooperative, ha permesso a tante persone fragili di ritrovare autonomia e dignità. Più in generale, penso al sistema sanitario nazionale o alla scuola pubblica.



